Libri sulla tratta atlantica degli schiavi: leggere per ricordare
Ho deciso di scrivere questo articolo dopo aver terminato un romanzo che affronta il tema della tratta atlantica degli schiavi. Il libro in sé non mi ha completamente conquistata, ma mi ha fatto riflettere su quanto poco spazio riserviamo a questa pagina indicibile della nostra storia. È sconcertante constatare come, a differenza di altri eventi tragici che vengono commemorati, studiati, raccontati e ricordati collettivamente, sulla schiavitù atlantica esista ancora oggi un silenzio che sa di rimozione.
Il romanzo che ha riacceso in me questa riflessione è Giù nel cieco mondo (ed. NN) di Jesmyn Ward. Un’autrice straordinaria, dalla scrittura intensa e avvolgente, che ricorda a tratti la profondità e il lirismo di Toni Morrison. In questo libro, Ward riesce con grande forza narrativa a portare alla luce le sofferenze delle donne ridotte in schiavitù. Tuttavia, verso la fine, ho trovato alcune scelte stilistiche – come i dialoghi prolungati con gli spiriti degli antenati – ripetitive e ridondanti. Nonostante ciò, il romanzo offre spunti importanti e merita attenzione.
Nel cercare altre letture sul tema, ho scelto di concentrarmi su opere scritte da autori e autrici afroamericani, capaci di raccontare la schiavitù dall’interno, con autenticità e profondità.
Una testimonianza unica è quella di Harriet A. Jacobs, che nel suo Incidents in the Life of a Slave Girl racconta in prima persona la propria esperienza di vita sotto schiavitù. Pubblicato nel 1861, è uno dei pochi resoconti scritti da una donna che visse in prima persona quella condizione disumana.
Più recente, ma ormai diventato un classico contemporaneo, è La ferrovia sotterranea (ed. Big Sur) di Colson Whitehead, vincitore del Premio Pulitzer e adattato anche per la televisione. Il romanzo narra la fuga di due schiavi attraverso la cosiddetta “ferrovia sotterranea”, una rete clandestina che realmente aiutava gli schiavi a fuggire verso gli stati liberi. Whitehead trasforma questo sistema di aiuto in una vera e propria ferrovia fisica, dando vita a una narrazione potente, visionaria e toccante.
Un altro libro che colpisce al cuore è Le donne della notte (ed. Sperling&Kupfer) dello scrittore giamaicano Marlon James. Ambientato in una piantagione nell’epoca coloniale, racconta la storia di un gruppo di donne schiave e della loro organizzazione segreta per ribellarsi. La protagonista, forte e indimenticabile, dà voce alla resistenza e alla dignità in un contesto di estrema brutalità. La lingua del romanzo, che mescola inglese e pidgin giamaicano, è una sfida e una ricchezza al tempo stesso.



Poco conosciuto in Italia ma straordinario è The Book of Negroes di Lawrence Hill. Il romanzo segue il viaggio di Aminata Diallo, una donna maliana rapita e venduta come schiava, che attraversa l’America coloniale, riesce a riconquistare la libertà e infine torna in Africa. Il titolo, controverso per l’uso della parola “Negroes”, si riferisce a un vero documento storico: un registro di schiavi liberati durante la guerra d’indipendenza americana. L’opera, ancora inedita in italiano, è scritta con una profondità e sensibilità che la rendono imprescindibile.
Chiudo con quello che considero il libro più potente e imprescindibile sul tema: Beloved (Amatissima) di Toni Morrison. Capolavoro assoluto, ispirato alla storia vera di Margaret Garner, una donna fuggita dalla schiavitù in Ohio, Beloved è un romanzo doloroso e poetico, capace di restituire con rara intensità la violenza della schiavitù e l’insondabile forza dell’amore materno. Morrison, premio Nobel per la letteratura, ha saputo trasformare la memoria storica in una forma altissima di arte. Se non l’avete ancora letto, è il momento di farlo.
Perché leggere questi libri oggi
Riflettere sulla schiavitù non è un esercizio del passato: è un atto politico e morale necessario nel presente. Leggere queste storie significa restituire voce a chi è stato ridotto al silenzio, significa ricordare per non ripetere, significa costruire memoria condivisa.
E forse, come lettori, è il nostro modo più profondo e rispettoso per non dimenticare.