Alcuni anni fa ho fatto un viaggio in Albania, un paese che mi ha sorpreso e affascinato e che, nonostante la mia visita, rimane per me un mistero.
Per chi, come me, è curiosa di conoscere meglio questa terra tra oriente e occidente, propongo una selezione di romanzi di scrittrici e scrittori albanesi che offrono uno sguardo sull’Albania di ieri e di oggi e ci aiutano a comprendere il forte legame storico e culturale con l’Italia.

Ismail Kadare, scrittore, poeta e saggista, è una delle figure letterarie contemporanee più note sia in Albania che all’estero e le sue opere sono state ampiamente tradotte. Il generale dell’armata morta scritto nel 1963, narra la storia di un generale e un cappellano italiani, che, vent’anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, si recano in Albania per rimpatriare i resti dei soldati caduti. Il loro è un viaggio difficile, attraverso un paese devastato: villaggi distrutti, distese di fango e una popolazione ostile e diffidente contribuiscono a rendere i due protagonisti sempre più scoraggiati e abbattuti. Attaccato dai critici albanesi perché non conforme ai requisiti richiesti dal regime di Hoxha, ottenne invece un immediato successo in Francia, dopo la pubblicazione nel 1970. Un romanzo intenso e crudo, e una riflessione sul trauma, la morte e la solitudine causate dalla guerra.

Lo scrittore Elvis Malaj, albanese di nascita e italiano di adozione, ha scelto l’italiano per il suo romanzo di esordio Dal tuo terrazzo si vede casa mia. Una raccolta di dodici racconti nei quali Malaj rivela la sua esperienza di crescita tra due mondi, quello delle sue origini e quello in cui è cresciuto. Le storie hanno come protagonisti personaggi albanesi e italiani che si incontrano, si osservano e provano a trovare un linguaggio comune. La lingua usata è semplice, diretta e ironica e riflette il temperamento vivace e la giovane età dell’autore. Un libro per ricorda come cambiano le cose a seconda della prospettiva e offre l’occasione di comprendere come le differenze possano avvicinarci, anziché dividerci.

Fatos Kongoli è uno dei rappresentati più incisivi e convincenti della letteratura albanese contemporanea ed è spesso definito come uno “scrittore di transizione” in quanto ha pubblicato le sue opere più significative dopo la caduta della dittatura, a partire dagli anni ’90. In Un uomo da nulla, Koli racconta la storia di Thesar, un uomo comune che vive in una cittadina non lontano dalla capitale sullo sfondo di un momento storico cruciale per l’Albania: la fuga di migliaia di persone verso l’Italia stipate su un traghetto. Anche Thesar è sul punto di partire, ma all’ultimo momento cambia idea e resta in patria. Nel romanzo il protagonista ripercorre la propria vita fino a quel giorno, descrivendo i dettagli della quotidianità poco conosciuta e raccontata dell’Albania sotto il regime di Hoxha.

Elvira Dones nasce a Durazzo nel 1960 e vive in Svizzera. Vergine giurata è il suo primo romanzo scritto in italiano nonostante tratti temi prettamente legati alla tradizione e cultura albanese. È la storia di Hana, studentessa universitaria a Tirana, che abbandona gli studi per tornare a vivere nel suo villaggio d’origine, nel nord dell’Albania, e prendersi cura dello zio anziano. Per garantire allo zio una morte serena e salvare l’onore della famiglia, Hana rifiuta di un matrimonio combinato e compie una scelta radicale: diventare una “vergine giurata”. Seguendo le leggi del kanun albanese, un antico codice di comportamento non scritto, rinnega la sua femminilità e assume un’identità maschile, ottenendo così libertà e rispetto in una società fortemente patriarcale. ll romanzo offre uno spaccato sulla cultura e sulle tradizioni albanesi, affrontando temi complessi come l’identità, il genere e l’onore. Nonostante la durezza dell’argomento, la storia è raccontata con una scrittura intima e delicata, a tratti poetica, che accompagna il lettore con sensibilità e profondità emotiva.

Volevo essere Madame Bovary è l’ultimo romanzo di Anilda Ibrahima, scrittrice albanese residente in Italia e già vincitrice di numerosi premi con Rosso come una sposa. In questa nuova opera, scritta in italiano, l’autrice racconta con di ironia, una storia centrata sui temi dell’appartenenza culturale e della memoria. Hera, la protagonista nasce in un paesenata in socialista e cresce divorando libri di Tolstoj e di Balzac. In seguito parte per l’Italia e si stabilisce a Roma dove diventa artista e costruisce una famiglia. Il richiamo delle origini però torna a farsi sentire con forza, spingendola a tornare a Tirana e confrontarsi con il proprio passato. Anilda Ibrahima riesce a descrivere molto bene la storia del suo paese e l’esperienza di una donna divisa fra due mondi, offrendo una riflessione sull’identità, sulla memoria e sul difficile equilibrio tra ciò che si è state e ciò che si è diventate.
Barbara Amalberti
Foto principale Theo Crazzolara Unsplash