Il 30 aprile scorso un gruppo del Tè letterario di Expatclic si è riunito per stabilre la terzina finalista del premio letterario La Fata Verde. Ve la presentiamo qui, con la speranza che vogliate leggere insieme a noi!
Non è stato facile scegliere una terzina finalista per il nostro premio che è ormai arrivato alla sua quarta edizione. La categoria di quest’anno è “Opere di scrittrici residenti all’estero”. Abbiamo avuto undici candidature:
- Ragazze per bene, di Olga Campofredo, ed. NNE
- Daimon, di Selene Calloni Williams, ed. Piemme
- Le due facce della morte, di Angela Cavazzuti, ed. La Feluca
- Un salto nella luce, di Paola Fornari, ed. Kinètes
- Caccia alle streghe, guerra alle donne, di Silvia Federici, Produzioni Nero
- La bambina di vetro, di Beatrice Alemagna, ed. Topipittori
- Gli ultimi americani, di Arianna Farinelli, ed. Mondadori
- La luce laggiù, di Sara Fruner, ed. Neri Pozza
- La metrica dell’oltraggio, Michela Bilotta, Jack Edizioni
- Lingua madre, Maddalena Fingerle, Italo Svevo Edizioni
- Rossovermiglio, di Benedetta Cibrario, ed. Feltrinelli
E la terzina è così composta:

LINGUA MADRE, di Maddalena Fingerle, è stato scelto per il tema centrale che affronta, il rapporto tra lingua e identità. Il protagonista del romanzo ha una relazione particolare con le parole. Il suo stesso nome contiene l’anagramma di “parole sporche”. Sono proprio le parole intorno alle quali Paolo Prescher costruisce una relazione tormentata, che evolve nel corso della sua vita fino a un tragico epilogo.
Forte è la denuncia di una solo apparente armonia nella città di Bolzano, che fa del mantenimento della lingua la sua questione identitaria centrale.
Ma molti altri sono i temi di forte interesse in questo romanzo d’esordio che ha ricevuto il premio Italo Calvino 2020. Con uno stile molto originale, e una padronanza linguistica davvero notevole per un’opera prima, Maddalena Fingerle, nata a Bolzano e attualmente residente in Germania, ci porta nel cuore pulsante dell’identità linguistica. Un tema sicuramente molto caro a chi nella propria vita entra in contatto con stimoli e culture linguistiche diverse.

GLI ULTIMI AMERICANI, di Arianna Farinelli, è il secondo romanzo di questa scrittrice che vive a New York. E di New York ci parla. La storia ruota intorno a tre personaggi: uno scrittore colombiano, la sua compagna Lola, e Alma, una donna italiana che sta affrontando un doloroso divorzio. Lo scrittore e Lola si sono conociuti nell’hacienda in Colombia dove sono cresciuti. Si ritrovano dopo anni a New York, lui con status di rifugiato politico, lei di immigrata illegale. E proprio dello status di ognuno dei personaggi, che diventa fil rouge di migliaia di storie umane sotto il cielo di New York, questo romanzo fa il suo tema centrale. Intriso di solitudine, tristezza e della struggente malinconia di chi si è lasciato alle spalle un paese nel quale non può tornare, Gli ultimi americani è un romanzo di migrazione – quella degli uccelli e quella degli esseri umani, che l’autrice usa come perno per mostrare le contraddizioni e finanche la crudeltà di un contesto americano che promette salvezza ma dispensa paura, solitudine e incertezza.
Arianna Farinelli vive a New York e conosce dunque molto bene la realtà del luogo che descrive, e che fa da sfondo all’intreccio di relazioni tra i tre protagonisti, fino a un epilogo di rara intensità.

LA LUCE LAGGIU’, di Sara Fruner, è un romanzo che si sviluppa in un momento sospeso. Il protagonista, Moreno Mondo, perde un treno e si ritrova a dover attendere il successivo, in uno spazio di solitudine e lenta riflessione. Ricco di personaggi ben delineati e raccontati in modo armonico, tale da costruire pian piano la storia di questo fotografo di fama mondiale, La luce laggiù è anche un romanzo che viaggia tra paesi diversi. Il coro di storie che ci racconta ci porta dalla Svizzera alla Giamaica, dall’Italia agli Stati Uniti, in un’alternanza di flashback e presente che contribuisce a farci sentire in maniera vibrante la potenza del trauma e le conseguenze di un passato non risolto. Lo stile di Sara Fruner è poetico, magico, capace di sconvolgere con grazia il piano narrativo.
I temi centrali del romanzo – la casa, la cura, l’amore e il trauma – vengono sviluppati con dolcezza e dosati nel racconto, fino a convergere in un finale potente dove si fondono in uno spazio inaspettato e ricco delle esperienze narrate con così tanta maestria.
Sara Fruner ha vissuto a lungo a New York ed è recentemente tornata in Italia.
Il 2 luglio il nostro gruppo si riunirà per decidere quale tra queste tre fate candidate sarà la nostra Fata Verde 2026. Non sarà una decisione facile, e vi chiediamo fin da ora di aiutarci nella scelta leggendo insieme a noi e inviandoci le vostre impressioni a lafataverde@expatclic.com
Buone letture!
Claudia Landini
Maggio 2026
Foto di testata: Lluvia Morales su licenza Unsplash