Cronache da un paese interrotto, di Roberto Cirelli
Settimana scorsa sono andata alla presentazione del libro Cronache da un paese interrotto, di Roberto Cirelli, a Tavarnelle Val di Pesa. Roberto è stato un nostro libro umano e, come sapete, i nostri libri umani li sosteniamo sempre. Siamo felicissime ogni volta che possiamo incontrarli di persona.
Roberto Cirelli, autore di Cronache da un paese interrotto, ed. Gemma, non lo conoscevo di persona. Mi aveva fornito il suo contatto Maysan, altro libro umano alla LU24, e lavorare con lui per preparare la sua presentazione alla LU25 è stato un piacere continuo.
Roberto ha vissuto in Palestina dal 2017 al 2023, nel ruolo di lettore di lingua italiana all’Università di Birzeit, nella West Bank Occupata. Un’esperienza, come il suo libro ci spiega in maniera esaustiva, che ha cambiato la sua vita per sempre. Roberto ha lasciato la Palestina nel luglio 2023, e tutti sappiamo cos’è accaduto il 7 ottobre dello stesso anno.
Per esperienza vissuta, ho capito profondamente l’angoscia che Roberto ha provato di fronte agli eventi. Come lui, anch’io avevo lasciato la Palestina proprio mentre cominciava l’ennesimo sanguinoso attacco a Gaza, nel 2014. Anch’io ero stata profondamente toccata dall’esperienza di essere testimone quotidiana di un’ingiustizia feroce e sistematica. Come lui, mi sono ritrovata al sicuro e al calduccio in Italia, mentre le persone che avevo conosciuto, amato e con le quali avevo convissuto per quasi cinque anni, subivano una sorte che nessun essere umano al mondo si merita, mai.

Roberto ha scelto la via della scrittura. Nel suo libro Cronache da un paese interrotto, Diario di un prof in Palestina, ha riversato tutto quello che aveva dentro. Come racconta lui stesso, scrivere è stato il modo ideale per togliersi dal cuore quel pesantissimo macigno provocato da tutto il dolore che ha testimoniato e convissuto nei suoi sei anni in Palestina.
Il risultato è un preziosissimo diario che, attraverso fatti concreti e volti reali, ci racconta l’angoscia di una brutale occupazione volta alla distruzione di un intero popolo. E lo fa con piccoli capitoli, ognuno dei quali è legato alle tante, tantissime situazioni che si vivono in quella terra martoriata.
Durante la presentazione a Tavarnelle, Roberto si è soffermato su alcuni. Tra questi, il capitolo in cui racconta i motivi che i suoi studenti adducono per non poter raggiungere l’università: posto di blocco invalicabile, famigliari arrestati o uccisi dall’esercito di israele, assistenza a persone malate che non riescono a raggiungere gli ospedali perché le ambulanze vengono sistematicamente fermate.
Roberto piangeva, ricordando questi momenti. E le sue lacrime così incontrollate, evidentemente trattenute in maniera costante e pronte a esondare al primo stimolo, sono state l’occasione di parlare del trauma secondario, o trauma vicario, anch’esso inserito di diritto in Cronache da un paese interrotto.
Il trauma secondario è quello vissuto da persone che non sono direttamente toccate dalla tragedia, ma che vi assistono, che la vivono di riflesso, e ne sono coinvolte. E’ quello che chiunque abbia una coscienza ha provato (e accumulato) in questi due anni di genocidio, scorrendo i video e le immagini che sono costantemente fuoriscite da Gaza e dalla West Bank.

Quello che mi ha colpito leggendo Cronache da un paese interrotto è la capacità di Roberto di raccontare un’esperienza enorme in modo limpido e coinvolgente. Vivere in Palestina non significa soltanto incontrare una cultura diversa: è un continuo confronto con le proprie emozioni davanti a situazioni intense e imprevedibili, che lasciano addosso un senso costante di vertigine. Spiegare tutto questo a chi non ci è mai stato è difficilissimo. Roberto, però, secondo me ci riesce. Con uno stile curato ma accessibile, e attraverso piccoli momenti di vita quotidiana — semplici solo in apparenza — costruisce un ritratto completo: dalla profondità dei rapporti umani ai tanti volti incontrati, dagli aneddoti significativi fino ai momenti più tragici, come l’omicidio della giornalista di Al Jazeera Shireen Abu Akle.
Molto interessante è il modo in cui Roberto riferisce delle sue esperienze in Israele. Le inserisce a metà del libro con un font e un colore di fondo diverso rispetto al resto delle pagine. Per me che ho vissuto negli stessi luoghi, è stato facile collegare questa scelta grafica all’esperienza. Le due terre sono attaccate ma separate. Quello che le separa non è solo un fantomatico confine (fantomatico perché Israele l’ha violato), ma un modus vivendi completamente differente, la radice del rapporto con il proprio paese che non potrebbe essere più distante.
Vi consiglio di cuore la lettura di Cronache da un paese interrotto. Non fatevi spaventare dalla mole: si legge molto facilmente, la struttura lo rende scorrevole, e la narrazione cattura fin dall’inizio. Vi prometto che alla fine, vi sembrerà di essere stat* in Palestina a fianco di Roberto.