Lingua, norme sociali, cultura e stereotipi. Vivere in un paese che non è quello in cui sei nato e cresciuto può essere davvero una sfida. Il processo di adattarsi ed integrarsi significa che la nostra identità culturale cambia e si trasforma al plurale. Non vediamo più noi stessi come parte di un unico mondo, ma di molti mondi diversi.
Il processo non è lineare, ed ogni esperienza è diversa. In questo post presentiamo libri che offrono esempi delle lotte, dolore, tristezza, bellezza e gioia che fanno parte dell’essere immigrante o rifugiato.
Per ulteriori suggerimenti, vedi Identità culturale – Post 1 e Identità culturale – Post 2.
In altre parole
L’opera autobiografica di Jhumpa Lahiri parla della sua passione per la lingua italiana. L’edizione originale è stata scritta in italiano, e successivamente tradotta in inglese.
Il libro esplora l’identità culturale attraverso il multilinguismo. Lahiri parla bengali a casa e inglese fuori di casa, perché la sua famiglia è emigrata dall’India negli Stati Uniti quando lei era molto piccola. In seguito l’italiano è diventata la lingua in cui si innamora, e che decide di imparare. Si trasferisce a Roma ed inizia a studiare l’italiano.
La sua autobiografia è un viaggio attraverso il suo studio dell’italiano e describe la vulnerabilità, la frustrazione e la gioia di esprimersi in un’altra lingua. Queste sfide l’hanno aiutata a riconoscere che l’identità è un concetto fluido e non può essere ristretto dentro semplici confini. Qui c’è una bella intervista in cui Lahiri parla della sua autobiografia, in perfetto italiano: iitaly – 2016, Falling in Love with the Italian Language (in italiano, con sottotitoli in inglese).


L’apicultore di Aleppo
Christy Lefteri segue Nuri e sua moglie Afra nella loro fuga dalla Siria, alla ricerca di un posto più sicuro. Le sfide che si trovano davanti nel tentativo di sopravvivere e di raggiungere un paese sicuro sono lutti, trauma, e pressione all’assimilazione.
L’identità di Nuri affonda le sue radici nelle sue origini siriane, simboleggiate dall’apicultura, una tradizione che rappresenta stabilita, comunità e continuità. La cecità di Afra è il riflesso del disorientamento emotivo dei rifugiati che devono faticare per conciliare il proprio passato con il presente.
Attraverso la memoria, la lingua e le tradizioni condivise, Lefteri ci mostra come l’identità culturale non venga cancellata dalla migrazione, ma rimodellata, sopravvivendo anche in terre sconosciute attraverso la resilienza, l’amore e il ricordo.
The Happiest Refugee
The happiest Refugee di Anh Do (in inglese) è un’autobiografia straordinaria in cui l’autore raccontra l’incredibile viaggio della sua famiglia dal Vietnam all’Australia a bordo di un’imbarcazione sovraffollata, che viene anche attaccata dai pirati (sì, pirati!)
In Australia la famiglia si trova ad affrontare molte sfide: povertà, razzismo e incomprensioni culturali. Suo padre abbandona la famiglia quando Do ha 13 anni, lasciando la madre a prendersi cura da sola della famiglia.
Oggi Anh è un comico molto famoso e amato in Australia, e un noto autore di libri per bambini. Con umorismo ed empatia ci racconta di come i suoi valori familiari, le tradizioni vietnemite, e un gran senso di rispetto rinforzino la sua identità. Il suo ottimismo e la sua abilità comica diventano modi di creare connessioni e accogliere le opportunità della vita in Australia, cose per cui Anh ribadisce la sua immensa gratitudine.


The Hate U Give (Il coraggio della verità)
di Angie Thomas è un romanzo per ragazzi e, nonostante sia stato pubblicato nel 2017, i suoi temi e la sua trama rimangono molto attuali.
La protagonista, Starr, è divisa tra due ambienti: il povero sobborgo nero in cui è nata e l’elegante liceo bianco che frequenta.
Tutto cambia il giorno in cui assiste all’omicidio del suo amico d’infanzia Khalil, disarmato, da parte di un agente di polizia. Il libro racconta la lotta, la paura e il trauma che Starr si trova a vivere da quel momento in poi. Il suo continuo spostarsi tra i due quartieri viene malinterpretato e la costringe a nascondere la sua vera identità, finché non si trova a dover rivendicare la sua voce e a impegnarsi per la giustizia
Concludo questo post con la citazione di uno dei miei autori preferiti, Chimamanda Ngozi Adichie:
La storia unica crea stereotipi, e il problema degli stereotipi non è che siano falsi, ma che siano incompleti. Fanno sì che una storia diventi l’unica storia.
Gli stereotipi sono spesso la lente attraverso cui si percepisce l’identità culturale. E anche se a volte noi vediamo noi stessi in questi pregiudizi semplicistici, questo è solo un aspetto di una storia molto più complessa, interessante, e affascinante.
Ti invito a guardare il video completo (in inglese): “From The danger of a single story“, TEDGlobal, Luglio 2009.
Alessandra Giacchi, tradotto dall’inglese da Anna Cereti
Immagine di copertina: Andrea Piacquadio da Pexels.