Libri che raccontano luoghi
Ogni tanto capita di imbattersi in libri che raccontano luoghi, e lo fanno in maniera vivida e coinvolgente. Magari usando gli occhi dei loro personaggi, o facendo dei luoghi stessi i protagonisti del racconto. Questo è un primo post in cui ne indico alcuni, senza logica geografica o culturale. Altri ne seguiranno, perché di libri che raccontano luoghi ce ne sono tantissimi, e spesso anche molto belli.

Il primo libro che vi voglio segnalare, perché l’ho finito molto di recente, è Ragazze perbene di Olga Campofreda. Quest’opera è stata candidata al Premio letterario del Tè Letterario di Expatclic, La Fata Verde, e narra di una ragazza che vive a Londra, e che torna alla sua nativa Caserta per il matrimonio della cugina. Oltre alla sua personale relazione con la città in cui è nata, in Ragazze per bene Caserta è presentata in maniera autentica, con descrizioni che vanno al di là dei luoghi e includono anche fasi sociali, punti di aggregazione, incuria o cura della città bene comune. E’ un ritratto sincero di Caserta, quello che fa da sfondo alla vicenda, che scava profondamente nelle dinamiche che l’hanno attraversata.

Ma spostiamoci poco più giù. Al Campania Libri Festival ho scoperto una scrittrice napoletana che non conoscevo, Antonella Cilento. Devo dire che dal modo in cui ha presentato il suo Il sole non bagna Napoli, mi sarei aspettata di più dal libro. O forse di meno. Meno citazioni letterarie, ad esempio, molte delle quali prendono la loro strada e ci portano lontano da Napoli, che è la vera protagonista del libro. Ma mentirei se dicessi che nelle pagine di Antonella non si trovino più di uno spunto interessante su questa città. L’elenco dei luoghi da scoprire cresce man mano che la seguiamo a ritroso nella Storia, e alla fine le si perdona anche di aver sbagliato il nome del santo Giuseppe Moscati, che lei chiama Vincenzo.
Il terzo libro che vi segnalo è una graphic novel, La sposa yemenita, di Laura Silvia Battaglia, con illustrazioni di Paola Cannatella. Laura Silvia è stata nostro libro umano lo scorso anno, ed è stato un onore averla. In La sposa yemenita, ci racconta le sue prime impressioni all’arrivo in Yemen, dove si era recata per studiare l’arabo. La graphic novel è tenerissima perché ci dipinge una Laura Silvia con gli occhi spalancati su una nuova cultura. Una donna curiosa, empatica, e aperta alla scoperta, ma sempre con grande rispetto e tanta umiltà. In alcuni punti il racconto si fa anche spassoso perché Laura Silvia sa usare bene l’ironia. E quello che traspare dal suo racconto è un paese caldo, profondo, interessante e variegato. Un paese che, in quella forma, oggi purtroppo non esiste più.



La cicala di Belgrado, di Marina Lalovic, è un romanzo autobiografico incentrato sulla città della scrittrice, Belgrado. Nel 2000 Marina si è trasferita a studiare in Italia, e non è più tornata in Serbia, tranne che per brevi periodi di vacanza. Ed è proprio in questi momenti, quando rientra nella sua città depurata da mesi di distanza, che la vede con occhi nuovi. Ce la racconta con un misto di malinconia e pragmatismo, e il risultato è una guida inedita di un luogo descritto con affetto nei suoi più profondi aspetti. Marina ci porta nelle osterie, nei quartieri artistici, ma anche nella storia della città, che, afferma, “È l’ultimo posto in Europa che ancora mantiene la propria autenticità senza sforzarsi di venderla e renderla attraente ai turisti“.
Concludo con un libro che mi ha letteralmente stregata, sia per il contenuto che per lo stile. Non c’è da stupirsi, visto che Castellio contro Calvino è a firma di Stefan Zweig. L’ho letto quando vivevo a Ginevra, ed è stato un tassello importante per comprendere alcune cose della città, che affondano ai tempi in cui è ambientato il romanzo. Il racconto si dipana dopo che Calvino ha messo al rogo Michele Serveto sulla piazza di Ginevra. Castellio, che fino a quel momento si era rapportato a Calvino strettamente nell’ambito di una disputa teologica, reagisce a questa decisione in maniera eloquente, fino a diventare paladino di una libertà di pensiero e di fede fortemente minacciata dall’integralismo calviniano. Un ritratto potente della Ginevra dell’epoca, magistralmente descritta da un grande Zweig.
Buone letture!