Sabato scorso ho assistito alla presentazione di Lina e il racconto della Nakba di Hanin A. Soufan, attivista, insegnane e scrittrice. Un incontro insolito, dove a prendere la parola sono stati soprattutto gli spettatori, mentre del libro si è parlato pochissimo.
La Biblioteca Kora è uno spazio colorato e accogliente, nel quartiere della Maddalena a Genova. Era la mia prima visita e sono entrata con un po’ di apprensione sapendo che l’evento era pensato per bambini e genitori. Non volevo però perdere l’occasione di rivedere Hanin in questa occasione speciale. Quell’apprensione di è rivelata del tutto infondata: la biblioteca e la splendida bibliotecaria, mi hanno fatto sentire subito la benvenuta.
Parlare di Palestina ai bambini è importante e i libri restano uno degli strumenti migliori per farlo. In Lina e il racconto della Nakba, Hanin da la parola a Lina, una bambina curiosa e attenta che, durante una passeggiata con suo nonno Khalil, lo interroga sull’esistenza del muro che divide la città. Da quella domanda, nasce un racconto che intreccia memoria, storia e identità rendendo accessibile ai più piccoli una realtà dolorosa e complessa.
Nel suo libro, l’autrice mette in evidenza la relazione intima e profonda tra la nipotina e il nonno, un legame con il quale molti bambini possono riconoscersi. Grazie a questa dimensione universale, riesce a creare fin da subito una forte connessione con i suoi giovani lettori.

Allo stesso modo, Hanin istaura il legame con il suo pubblico, trovando dei punti di incontro e costruendo un dialogo con i bambini, mantenendo vivi interesse e partecipazione.
Cosa sapete della Palestina?
Le mani si alzano e le risposte arrivano rapide: guerra e armi.
Ascolto dalla mia posizione in prima fila e mi chiedo quanto possa essere doloroso per questa giovane donna vedere il suo meraviglioso paese, ricco di cultura, storia, tradizioni, ridotto a due parole tanto crude e negative. Eppure non si scompone, con il suo sorriso caldo e accogliente prende quelle risposte e le trasforma in un perfetto punto di partenza per raccontare una storia diversa: quella di una terra in cui, fino a poco più di ottant’anni fa, mussulmani, ebrei e cristiani vivevano fianco a fianco, in pace.
Il suo tono di voce è pacato e mai paternalistico. Alla sua esperienza personale intreccia fatti storici e politici, spiegati con chiarezza e semplicità. Ogni intervento viene accolto con attenzione e posto al centro della discussione, un’occasione per cambiare direzione o semplicemente approfondire un punto.
Per spiegare l’occupazione israeliana, Hanin ricorre alla metafora della scuola: l’occupante diventa un bambino prepotente, un bullo, che giorno dopo giorno compie soprusi sempre più pesanti senza subirne reali conseguenze, se non qualche debole rimprovero da parte della maestra.
“Nessuno ha mai messo una nota sul diario di Israele” afferma. Un immagine che trovo particolarmente azzeccata e che riesce a condensare in poche parole il senso di impunità che intende denunciare.
Non sono mancati riferimenti all’importante lavoro svolto della Flotilla e alle azioni concrete che ognuno di noi può intraprendere nel quotidiano può fare, a partire dalle pratiche di boicottaggio e consumo consapevole.
Nonostante la complessità del tema affrontato, Hanin è riuscita a trasmettere il messaggio con grande chiarezza. Ha lasciato spazio agli interventi dei bambini, dando vita a un dialogo aperto e partecipato che mi ha ricordato quello tra nonno Khalid e Lina: uno scambio fondato sull’ascolto, sulla curiosità e sulla condivisione delle esperienze.
Sono davvero grata di aver avuto l’opportunità di partecipare a questo incontro e ringrazio di cuore Hanin A. Soufa e la biblioteca Kora per l’ospitalità e per l’importante lavoro di promozione del dialogo e della consapevolezza che portano avanti.
Non smettiamo di parlare di Palestina!
Potete acquistare il libro Lina e il racconto della Nakba (Editori della Luce) ordinandolo presso la Libreria Islamica.
Barbara Amalberti
Giugno 2026
Foto di testata di Barbara Amalberti