Come dicevo in un articolo precedente (Un assaggio di culture), il cibo è molto più che nutrimento per il corpo. Il cibo è memoria, identità, un senso di appartenenza… e un mix di tutti questi aspetti.
La cucina è il posto in cui si raccontano le storie e si tramandano le tradizioni. Per persone di provenienze diverse, la cucina può diventare un luogo di connessione, scoperta, integrazione. I libri che presentiamo ora ne sono un bell’esempio.
She Who Tastes, Knows
Il nuovo (2026) libro autobiografico di Durkhanai Ayubi è uno straordinario racconto di come il cibo colleghi tutti noi.
Durkhanai Ayubi condivide con i lettori il viaggio della sua famiglia dall’Afghanistan all’Australia, e racconta di come il cucinare abbia preservato la loro identità culturale in esilio. Il cibo diventa un modo di conservare dignità, ricordi e un senso di appartenenza, mentre ci si adatta ad un nuovo paese.
La sua storia fornisce spunti importanti per discussioni su migrazione, perdita di radici e resilienza culturale.


The Saffron Tales: Recipes from the Persian Kitchen
di Yasmin Khan, unisce ricette e storie per esplorare la tradizione culturale dell’Iran e la sua diaspora globale.
Attraverso i suoi viaggi in giro per l’Iran e le conversazioni con migranti, Khan riesce a collegare piatti e ricette con storia, politica e identità, e ci mostra come il cibo trasporti la memoria oltre i confini. Il libro mette in evidenza le differenze regionali, gli ingredienti stagionali e i rituali sociali che circondano i pasti, e al tempo stesso affronta i temi della perdita di radici e dell’appartenenza per gli iraniani che vivono all’estero.
Intrecciando storie personali e ricette facili da eseguire, questo libro presenta il cucinare sia come conservazione che come adattamento: la cucina evolve rimanendo allo stesso tempo un’ancora alla propria cultura, comunità e casa per chi si trova a navigare le sfide attuali di migrazione, identità e cambiamenti.
The Cooking Gene
dello storico della gastronomia Michael W. Twitty, è una delle più intense esplorazioni su cibo e identità degli ultimi anni.
Il libro mette insieme autobiografia, storia e racconto di viaggio, e fa risalire le tradizioni gastronomiche afro-americane alle loro radici africane, analizzando al tempo stesso la dolorosa eredità della schiavitù e lo scambio culturale nel Sud degli Stati Uniti.
Quello che rende questo libro particolarmente interessante è il modo in cui inquadra il cibo sia come eredità che come resistenza. Cucinare diventa un modo di rivendicare la propria identità e di capire come, anche in situazioni di oppressione, le culture inevitabilmente si mescolino. L’integrazione in cucina non è sempre un processo volontario, ma le nuove espressioni culturali che produce possono durare per generazioni.


Crying in H Mart
Michelle Zauner, musicista e scrittrice, ci offre un’esplorazione emotiva del lutto, delle proprie origini e del senso di appartenenza, filtrata attraverso la cucina coreana. Dopo aver perso la madre, l’autrice riscopre la propria identità coreana cucinando e gustando piatti della tradizione.
L’autrice interpreta il cibo come mezzo per rinsaldare legami culturali che appaiono distanti o frammentati. In particolare per gli immigrati di seconda generazione, cucinare diventa un atto di integrazione: non solo all’interno di una nuova società, ma anche, a ritroso, nel proprio patrimonio culturale di origine. Il libro mostra inoltre come l’identità multiculturale possa essere riscoperta attraverso la memoria sensoriale.
In Bibi’s Kitchen
Questo libro scritto insieme dalla chef somala Hawa Hassan e dalla scrittrice gastronomica Julia Turshen celebra il sapere culinario delle nonne (“bibis”) provenienti da otto paesi africani affacciati sull’Oceano Indiano, tra cui Somalia, Eritrea, Mozambico e Sudafrica.
Attraverso ricette e testimonianze orali, il volume preserva tradizioni plasmate dalle migrazioni, dalla colonizzazione e dalle rotte commerciali, e allo stesso tempo mette in evidenza la resilienza e l’autorità culturale delle donne. Le storie personali intrecciano il cibo alla memoria, alla famiglia e all’identità, in particolare all’interno delle comunità della diaspora. Più che un semplice ricettario, si tratta di un archivio culturale che rende omaggio al sapere intergenerazionale e dimostra come la cucina nutra il senso di appartenenza, la continuità e l’orgoglio, oltrepassando confini, storie e mutevoli scenari sociali.

In un mondo sempre più interconnesso, questi libri ci ricordano che condividere un pasto può essere uno dei modi più potenti per comprendersi a vicenda. Attraverso ricette, storie e ricordi, il cibo diventa un linguaggio universale, capace di unire culture, generazioni e identità.
Buon appetito!
Alessandra Giacchi, tradotto dall’inglese da Anna Cereti