Il fiume segreto, di Kate Grenville
Ho letto Il fiume segreto, un romanzo storico della scrittrice australiana Kate Grenville, nel lontano 2005, anno di pubblicazione. A distanza di anni alcune immagini ed emozioni suscitate da quella lettura, restano intatte nella mia memoria. Ma c’è anche un’altra ragione per cui ho deciso di recensirlo e, se continuate a leggere, scoprirete un capitolo importante e prezioso della storia di Expatclic.
Il fiume segreto (The secret river) ha come protagonista William Thornhill che, dopo una vita di stenti nella Londra del fine settecento, sposa Sal e trova lavoro come barcaiolo sul Tamigi. Ma la loro tranquillità non dura a lungo e, dopo aver commesso un grave errore, Thornhill viene condannato alla deportazione Australia. Per lui e Sal comincia così una nuova vita, in un paese sconosciuto e spesso ostile.
Grenville è una delle più note scrittrici australiane e grazie alla sua grande capacità descrittiva, ci trasporta dalle sponde del Tamigi a quelle del fiume Hawkesbury, nel Nuovo Galles del Sud, mostrando un ritratto spesso duro e spietato dei personaggi, immersi in ambienti altrettanto ostili.

Grenville descrive senza giudizi morali e con un linguaggio asciutto e privo di sentimentalismi la tragedia che la colonizzazione ha inflitto alle popolazioni indigene che abitavano quelle terre. Uomini come William Thornhill agivano senza scrupoli, guidati e dall’istinto di sopravvivenza e dal desiderio di conquistare un modesto successo in quella che consideravano “terra nullius”, terra di nessuno.
Non è una lettura facile, ma ci sono momenti in cui la maestosità dei paesaggi, lo scorrere tranquillo del fiume e la vastità del cielo fanno dimenticare per un attimo la crudeltà degli uomini e ci ritroviamo avvolti in un’atmosfera quasi da sogno, assorbiti dalla bellezza primordiale che Grenville riesce a ricreare con le sue parole.
Quando ho letto Il fiume segreto vivevo in Australia da quindici anni e conoscevo bene quel senso di isolamento, di distanza e di non appartenenza che prova Sal, la moglie di William. Nonostante le evidenti differenze sia nelle nostre situazioni che nel periodo storico in cui le abbiamo vissute, mi sono riconosciuta in quella donna che, arrivata dall’altra parte del mondo, cerca di dare un senso a ciò che ha davanti, provando a trovare il proprio posto, senza però rinunciare al ricordo di ciò che ha lasciato.
Questo romanzo è, secondo me, un ottimo punto di partenza per esplorare un capitolo molto doloroso della storia australiana, quello delle deportazioni dei prigionieri dall’Inghilterra e il genocidio delle popolazioni First Nation. Ma è anche ricco di spunti di riflessione sul cambiare vita, ricominciare, adattarsi a nuove circostanze. Per questo ho scelto questo libro per partecipare alla Ronda Letteraria di Expatclic, nel lontano 2010.

Negli anni Expatclic ha promosso numerose iniziative e progetti che hanno contribuito a creare una solida rete di donne che, ancora oggi, continua a crescere, evolversi e creare nuove connessioni. La Ronda Letteraria ne è un esempio particolarmente significativo. Un progetto che riuniva donne provenienti da ogni angolo del mondo, ciascuna delle quali sceglieva un libro in grado di rappresentare al meglio il paese di accoglienza. Attraverso una catena prestabilita, il libro cominciava il suo lungo viaggio, attraversando i continenti, passando di mano in mano, contribuendo ad accorciare le distanze farci sentire parte della comunità.
Ritrovare i messaggi sulla mia vecchia copia di The secret river dopo tutto questo tempo mi ha scaldato il cuore, in un periodo in cui le distanze, fisiche ed emotive, mi sembrano troppo spesso quasi impossibili da superare.
Ecco qui alcuni dei commenti:
“Un romanzo coinvolgente, scritto magistralmente. La figura di Sal bellissima. Assolutamente interessante il lato storico e le riflessioni che il romanzo stimola sulla terra, la sua occupazione, la sua proprietà. Argomento quanto mai attuale”.
“Personaggi avvincenti e voglia di scoprire qualcosa di più della storia australiana.”
“Bello, struggente, ricco di cose. Bellissimo!”.
Ma la cosa più bella è stata l’opportunità di fare un tuffo nel passato: il ricordo della gioia nel trovare il pacco nella buca delle lettere e dell’emozione provata nell’aprire il libro, scoprendo le varie calligrafie, i nomi e i paesi di provenienza. Un’emozione che ho rivissuto con immenso piacere.