Alcune storie hanno la capacità di restare con noi fin dal primo ascolto o dalla prima lettura. Quella di Paola per me è una di queste. Per questo è stato un vero privilegio poterla condividere con un gruppo di amiche, in un caldo pomeriggio di fine maggio, sul mio terrazzo genovese.
Ho conosciuto Paola Fornari attraverso Expatclic e sono sempre stata affascinata dalla sua storia di espatrio, ma anche di resilienza, di adattamento e di appartenenza. Nata su un’isola del Lago Victoria in Tanganika (oggi Tanzania), è cresciuta in una famiglia italiana, parlando inglese, studiando in Kenya e più tardi in Scozia e vivendo la sua vita adulta in giro per il mondo.
Il dottor Ugo Fornari e sua moglie Maria, fecero la scelta coraggiosa di trasferirsi in Africa nel 1951, con un bambino di due anni e una neonata. In Un salto nella luce, Paola rievoca quegli anni attraverso i propri ricordi, quelli della sorella e del fratello e le lettere che i genitori inviavano alla famiglia in Italia. Ne emerge un ritratto dettagliato e autentico della vita quotidiana in un luogo e un’epoca lontani, raccontati da chi li ha vissuti in prima persona.

Ho letto il libro di Paola nella versione originale inglese, Leap into light, e ora sto assaporando la traduzione italiana, soffermandomi in particolare sulle lettere della mamma, dalle quali traspare la spontaneità e l’entusiasmo di una giovane donna innamorata e pronta ad affrontare una nuova avventura.
Ma questa volta non voglio parlare del libro, bensì di un incontro speciale tra donne che si sono ritrovate nella mia casa di Genova, e hanno avuto il privilegio di conoscere Paola e sua sorella Silvia, entrambi protagoniste della storia narrata nelle sue pagine.
Dopo anni passati all’estero e innumerevoli incontri davanti a uno schermo, poter finalmente aprire le porte di casa a un gruppo di donne e condividere, davanti a un tè freddo e un pezzo di crostata, il racconto di una vita così intensa e affascinante è stato un privilegio raro.
Desideravo che Maria, la mamma di Paola, fosse al centro di questo incontro. La sua figura mi ha sempre colpita: una giovane donna che a soli ventidue anni lascia tutto quello che le è famigliare, affetti, abitudini, certezze, per cominciare una nuova vita dall’altra parte del mondo. Una donna che ha saputo trovare il suo posto in un mondo estraneo e che è riuscita a superare gli ostacoli restando fedele alla sua scelta, quella di seguire il suo amato marito.
Dalle sue lettere emerge una donna capace di affrontare le sfide con grazia e resilienza, ma non con rassegnazione.
Lo si percepisce in queste parole che scrive alla famiglia, quando una rara vacanza insieme deve interrompersi improvvisamente:
Certo abbiamo passato una bella vacanza ma sarebbe stato meglio se l’avessimo finita al completo, senza troncarla così di colpo. Ma quando si è una persona importante e indispensabile e brava come il Dr. Fornari, bisogna subire le conseguenze.
In queste parole si coglie, secondo me, quei sentimenti di ammirazione e di amore che si trova spesso nelle sue lettere. Sentimenti che sembrano sostenerla e aiutarla a superare con serenità le difficoltà e le delusioni.
Durante il pomeriggio Paola ci ha deliziato con tanti episodi di una vita che oggi ci pare quasi incredibile. Ci ha raccontato di quando da bambini di appena sette anni, affrontavano da soli viaggi lunghi giorni, utilizzando vari mezzi di trasporto, per raggiungere la scuola; del pitone di suo fratello e del suo orgoglio nel poterne parlare con le amiche; dei regolari trasferimenti, spesso con pochissime informazioni sulle prossime destinazioni.
Ascoltando questi racconti ci siamo affacciate su un mondo fatto di avventura ma anche e soprattutto di adattabilità e coraggio, in cui l’imprevisto era parte della quotidianità e diventava la normalità.

Non sono mancati spunti di riflessione sul colonialismo e sul concetto di “politicamente corretto” e su come la sensibilità su questi temi sia cambiata nel corso delle generazioni. La conversazione si è soffermata in particolare sulla scelta della fotografia di copertina della traduzione italiana.
Nell’immagine Maria e Enrico, in primo piano e vestiti elegantemente, sono circondati di un gruppo di giovani del luogo. Inizialmente Paola aveva pensato di utilizzare questa fotografia per la copertina della versione inglese, ma le sue figlie le fecero notare come potesse risultare controversa. La figura della donna bianca posta al centro della scena, rischiava infatti di evocare un’immagine coloniale ormai superata.
La fotografia, scelta senza esitazioni dalla casa editrice italiana, è una testimonianza del suo tempo ed è priva di qualsiasi intento discriminatorio ma mostra chiaramente come immagini e simboli possano assumere significati diversi a seconda dell’epoca e dello sguardo di chi li osserva. È nato così un interessante confronto su come il nostro modo di leggere il passato cambi nel tempo e quanto sia importante contestualizzare la storia senza però rinunciare alla riflessione critica sul modo in cui la osserviamo oggi.
Grazie a Paola e a tutte coloro che hanno accettato il mio invito e che hanno contribuito a un meraviglioso momento di condivisione, ascolto e confronto.
Potete acquistare il libro di Paola ordinandolo alla casa editrice Kinetes Edizioni.
Barbara Amalberti
Giugno 2026
Foto di testata di Barbara Amalberti